La svolta di ottobre 2026: Parigi e Berlino ridisegnano la transizione europea
Con una manovra diplomatica e industriale congiunta definita nell'ottobre 2026, i governi di Francia e Germania hanno formalizzato a Bruxelles una proposta destinata a scardinare l'impianto originario del Green Deal europeo sull'automotive: l'eliminazione del vincolo di azzeramento totale delle emissioni allo scarico per le auto nuove entro il 2035. Le diplomazie guidate dal presidente francese Emmanuel Macron e dal leader tedesco Friedrich Merz hanno concordato di sostituire il rigido target del 100% con un obiettivo molto più flessibile e realistico dell'80% di riduzione della CO2 entro la scadenza del decennio. Una virata a 180 gradi che archivia il dogma del "tutto elettrico obbligatorio", voluto dagli stessi due Paesi nel 2019, per riaprire le porte ai motori termici ad altissima efficienza, ai sistemi ibridi di nuova generazione e ai carburanti a zero impatto climatico.
La mossa franco-tedesca nasce dalla crisi di vendite che sta colpendo le case costruttrici europee di fronte alla debolezza della domanda privata di veicoli elettrici a batteria (BEV) e alla penetrazione aggressiva dei costruttori cinesi sul mercato continentale. Con il comparto industriale che stima oltre 700.000 posti di lavoro a rischio nell'indotto automotive da qui al 2040, l'asse tra Parigi e Berlino ha deciso di intervenire prima che le rigide clausole di revisione previste per fine anno congelassero gli investimenti produttivi dei grandi gruppi (da Volkswagen a Stellantis, fino a Renault e BMW).
La rivoluzione dei Supercrediti Made in UE e la clausola sui metalli verdi
Il documento congiunto non si limita a rivedere al ribasso le quote complessive di emissioni, ma introduce un inedito meccanismo di supercrediti moltiplicatori per le auto costruite all'interno dei 27 Stati membri dell'Unione Europea. Nel sistema ideato dalle due cancellerie, ogni veicolo a zero o ridotte emissioni assemblato in Europa non varrà più come una singola unità nei conteggi di flotta delle case automobilistiche, ma beneficerà di precisi fattori di premialità:
- Fattore di moltiplicazione 1,2: assegnato a tutte le autovetture elettriche e ibride plug-in prodotte all'interno dell'UE, a prescindere dal segmento e dalle dimensioni esterne.
- Fattore 1,4 per le citycar elettriche: dedicato alle microcar e alle compatte urbane di lunghezza non superiore a 4,2 metri, mirato a stimolare la produzione di auto accessibili per le fasce popolari europee.
- Premialità fino a 1,5 con acciaio e alluminio verdi: per i veicoli che impiegano acciaio a basse emissioni di carbonio e alluminio riciclato certificato di provenienza comunitaria, il moltiplicatore sale a 1,3 (e fino a 1,5 per le vetture compatte), tutelando la siderurgia europea dalla concorrenza asiatica a basso costo.
La proposta prevede inoltre l'esclusione dai benefici dei partner commerciali terzi come Turchia e Giappone, prevedendo un'unica clausola di deroga per il Regno Unito, a patto che Londra si allinei integralmente alle normative tariffarie e di difesa commerciale dell'UE contro le importazioni cinesi.
Flessibilità per le flotte aziendali: stop ai vincoli imposti dall'alto
Altro caposaldo dell'accordo franco-tedesco riguarda la radicale revisione delle normative sulle flotte aziendali e sulle auto a noleggio. Le cancellerie contestano apertamente la rigidità dei vincoli comunitari che avrebbero imposto percentuali forzate di elettrificazione dei parchi auto aziendali già a partire dal 2027.
Parigi e Berlino chiedono di abbandonare le prescrizioni calate da Bruxelles in favore di target nazionali indicativi, parametrati alla reale disponibilità economica delle imprese e alla maturità della rete di ricarica locale. Questa flessibilità impedisce che il rinnovo delle flotte societarie si trasformi in una voce di costo insostenibile per le PMI, consentendo alle aziende di continuare a noleggiare e acquistare motorizzazioni ibride e diesel Euro 6e senza subire penalizzazioni fiscali.
Cosa cambia per chi possiede o cerca un'auto usata termica e ibrida
L'effetto di questa svolta geopolitica sul mercato dell'usato è immediato e di portata straordinaria. Negli ultimi tre anni, la prospettiva del bando totale al 2035 aveva ingenerato un clima di profonda incertezza tra i consumatori, spingendo molti ad attendere o temere la repentina svalutazione delle proprie vetture a benzina e a gasolio. Con l'abbassamento del target all'80% e la garanzia che i motori endotermici ibridi rimarranno in produzione e circolazione ben oltre il 2035, il valore residuo delle auto usate a combustione riacquista stabilità.
I veicoli usati diesel e benzina di ultima generazione non sono più destinati all'obsolescenza precoce, ma rappresentano beni durevoli e richiestissimi. Come già analizzato nella nostra inchiesta su impatto delle normative Euro 7 e delle ZTL sulle auto usate, le auto conformi agli standard recenti manterranno un'elevata commerciabilità per almeno altri quindici anni. Al contempo, chi punta su motorizzazioni ibride plug-in può contare su una tecnologia pienamente valorizzata dalle future norme UE, come spiegato nello speciale sulla tenuta del valore delle auto ibride plug-in usate.
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In questa fase di riassestamento del mercato, gli automobilisti italiani hanno l'opportunità di compiere scelte d'acquisto estremamente razionali. Chi desidera cambiare auto può sfruttare il momento per acquistare modelli affidabili a prezzi ancora competitivi prima che la rinnovata fiducia nei motori tradizionali spinga verso l'alto i listini dell'usato.
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Esplora le Aste DisponibiliIl pragmatismo industriale torna al centro della mobilità europea
L'iniziativa congiunta di Francia e Germania dimostra che le politiche ambientali non possono prescindere dalla realtà industriale e dalla sostenibilità economica delle famiglie e delle imprese. Riconoscere il ruolo strategico dei motori ibridi e termici ad alta efficienza non significa rinunciare alla decarbonizzazione, ma costruire una transizione ecologica equilibrata, duratura e accessibile a tutti.